Il rapporto ONU sulla sicurezza alimentare evidenzia le difficoltà di accesso in Africa al cibo sano. Nel 2025 il 66,6% della popolazione non poteva permettersi una dieta sana. A pesare sono soprattutto l’aumento dei prezzi, le carenze infrastrutturali e i costi delle filiere agroalimentari.
Sicurezza alimentare in Africa: il 66,6% della popolazione non può mangiare sano
Mangiare sano in Africa e in modo equilibrato continua a rappresentare un lusso per gran parte della popolazione. Nel 2025, il 66,6% degli abitanti del continente non poteva permettersi una dieta adeguata, una percentuale più che doppia rispetto a quelle registrate in Asia e in America Latina.
Il rapporto mette in evidenza una delle principali criticità della sicurezza alimentare: non basta che il cibo venga prodotto, deve anche essere economicamente accessibile alla popolazione.
Quanto costa mangiare sano? I dati del rapporto ONU
Il costo medio globale di una dieta sana in Africa ha raggiunto nel 2025 i 4,28 dollari a parità di potere d’acquisto (PPA) per persona al giorno, in aumento rispetto ai 3,44 dollari del 2021 e ai 2,94 dollari del 2017.
I livelli più elevati sono stati registrati in America Latina e nei Caraibi, con il costo medio giornaliero di un’alimentazione sana che raggiunge i 4,91 dollari PPA.
Nonostante l’aumento dei costi, a livello mondiale il numero di persone che non possono permettersi una dieta sana è diminuito: dai 2,97 miliardi del 2021, pari al 37,4% della popolazione mondiale, ai 2,69 miliardi del 2025, corrispondenti al 32,7%.
Come dichiarano congiuntamente FAO, IFAD, UNICEF, WFP e WHO, il costo di una dieta sana continua a rappresentare un ostacolo importante, nonostante i progressi registrati a livello globale.
Perché il cibo costa così tanto in Africa: il peso delle filiere agroalimentari
In Africa, la situazione rimane particolarmente critica. Il numero di persone che non possono permettersi un’alimentazione adeguata è aumentato negli ultimi anni, nonostante una lieve diminuzione della percentuale sul totale della popolazione.
Una delle ragioni principali risiede nella struttura dei sistemi agroalimentari. Il prezzo pagato dal consumatore, infatti, non dipende soltanto dai costi della coltivazione e dell’allevamento.
Le attività successive alla produzione agricola, come la trasformazione, il trasporto, la conservazione e il commercio all’ingrosso, rappresentano complessivamente circa il 70-75% della spesa finale.
A incidere sono soprattutto le infrastrutture insufficienti e le difficoltà logistiche, che contribuiscono ad aumentare il prezzo degli alimenti freschi e nutrienti.
Il problema è particolarmente evidente nelle aree più isolate, dove la distribuzione dei prodotti alimentari risulta complessa e costosa. Di conseguenza, anche le fonti proteiche diventano estremamente difficili da reperire.
Fame nel mondo: 645 milioni di persone ancora colpite nel 2025
La situazione della sicurezza alimentare globale mostra alcuni segnali di miglioramento, ma rimane ancora fragile.
Nel 2025, circa 645 milioni di persone soffrivano la fame, pari al 7,8% della popolazione mondiale.
Un dato che evidenzia quanto sia ancora necessario intervenire per garantire a tutti l’accesso a un’alimentazione sufficiente, nutriente ed economicamente sostenibile.
Come migliorare la sicurezza alimentare in Africa
Per ridurre le disuguaglianze nell’accesso al cibo, le agenzie delle Nazioni Unite indicano la necessità di investire nelle infrastrutture, migliorare i sistemi di conservazione degli alimenti e rendere più efficienti le filiere agroalimentari.
La sfida, quindi, non consiste soltanto nell’aumentare la produzione agricola, ma soprattutto nel fare in modo che gli alimenti nutrienti siano disponibili e accessibili economicamente.
Senza interventi mirati sui sistemi di distribuzione e sui costi della filiera, milioni di famiglie rischiano di rimanere escluse dalla possibilità di seguire un’alimentazione sana ed equilibrata.
