Dieta sana: spesa in aumento, ma scende la povertà nutritiva

Il nuovo rapporto SOFI evidenzia che il costo medio globale è salito a 4,28 dollari al giorno a persona. Forti le disparità in Africa, mentre le filiere agroalimentari incidono fino al 75% sul prezzo finale. 

L’accesso ad alimenti nutrienti, freschi e a una dieta bilanciata continua a registrare notevoli disparità economiche su scala globale. (Fonte foto: Unsplash / Public Domain – Copyright Free, JPEG). 

Nel 2025 il costo medio globale per accedere a una dieta sana ha raggiunto la quota di 4,28 dollari a parità di potere d’acquisto (PPA) al giorno per persona, registrando un aumento significativo rispetto ai 3,44 dollari del 2021 e ai 2,94 dollari del 2017. È quanto rileva la nuova edizione del rapporto SOFI, pubblicato congiuntamente da FAO e OMS per analizzare la spesa minima necessaria a procurarsi alimenti adeguati ed equilibrati a livello locale. Nonostante il rialzo generalizzato dei prezzi, il documento evidenzia un importante segnale positivo: il numero complessivo di persone che non possono permettersi un’alimentazione sana è sceso a 2,69 miliardi (pari al 32,7% della popolazione mondiale), in calo rispetto ai 2,97 miliardi (37,4%) registrati nel 2021. 

Questo miglioramento complessivo cela tuttavia marcate disuguaglianze territoriali. Se in America Latina e nei Caraibi si registra il costo giornaliero più elevato in assoluto (4,91 dollari PPA), in Africa l’accessibilità economica è peggiorata in modo drastico: nel 2025 ben il 66,6% della popolazione africana è rimasto escluso da una dieta sana, una percentuale superiore al doppio rispetto ai livelli osservati in Asia e nelle Americhe. A incidere maggiormente sui bilanci familiari sono i cibi di origine animale, la frutta e la verdura, che rappresentano la voce principale di spesa. Un fattore determinante nella formazione dei prezzi è rappresentato dalle filiere alimentari: i segmenti a valle della produzione agricola costituiscono dal 70 al 75% del prezzo pagato dai consumatori, con trasformazione, logistica e commercio all’ingrosso che assorbono da soli fino al 40% dei costi totali. 

Per ridurre il costo dei cibi deperibili e ricchi di nutrienti, essenziale per il raggiungimento dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile ‘Fame Zero’, il rapporto sollecita risposte politiche mirate per ciascun contesto. Si rendono necessari investimenti strutturali in infrastrutture, ricerca e sviluppo, irrigazione e catene del freddo, insieme a riforme dei sussidi e all’adeguamento dei quadri normativi. Interventi in grado di aumentare la produttività e ridurre le perdite alimentari consentiranno al tempo stesso di migliorare la salute della popolazione, rafforzare la resilienza delle comunità e sostenere gli obiettivi climatici entro il 2030. Come ricordano gli autori del rapporto, sebbene il lavoro da compiere da qui al 2030 rimanga immenso, costruire un mondo in cui il cibo sano sia accessibile a tutti è un obiettivo fondamentale per il futuro globale.