Ciao, sono Martina e vorrei raccontarvi della mia esperienza di laboratorio svolta nel corso di laurea di Scienze e Culture enogastronomiche del Dipartimento di scienze all’università Roma 3, durante il secondo anno. Questa esperienza scientifica si è svolta nell’insegnamento in Biotecnologie delle Fermentazioni.
L’esercitazione prevedeva la caratterizzazione microbiologica, che è un processo che serve a studiare e identificare i microorganismi, come batteri e lieviti, presenti in un campione, in questo caso campioni di lievito madre per andare a comprendere se il lievito fosse un buon lievito starter, in grado di poter crescere e moltiplicarsi. Che vuol dire tutto questo? Che la caratterizzazione microbiologica del lievito madre serve a capire se è un buon lievito per fare il pane.
L’ESPERIENZA DI LABORATORIO IN SE
Sono andata a prendere una parte di lievito madre, che era stato preparato da me nei giorni precedenti e che si presentava un pò appiccicoso al tatto, e l’ho diluito in una soluzione di acqua peptonata, una soluzione usata in biologia come terreno di coltura, all’interno di alcune provette di vetro con l’aiuto delle pipette graduate, ovvero dei tubi di plastica con sopra un becco da premere per regolare la diluzione. Ciò che ho ottenuto è stata una soluzione dalla consistenza visiva semi-liquida.
Dopo che è stata vortexata la provetta, ovvero fatta scuotere con un veloce movimento rotatorio da parte di un macchinario apposito, ho preso una dose del liquido che ho piastrato su tre tipi di piastre contenenti tre tipi di terreni diversi ricchi e selettivi, con la capacità di far crescere lieviti, lattobacilli o enterobatteri.
Ho diviso queste piastre in base ai terreni e finita l’esercitazione le ho lasciate al professore che le ha incubate per due giorni.
Nella lezione seguente siamo andati ad aprire le varie piastre per visualizzare la crescita delle colonie batteriche tramite un’analisi macroscopica e microscopica avvenuta con il microscopio del laboratorio, che mi ha fatto notare in modo più chiaro la quantità di batteri, visibili come dei puntini bianchi di piccole dimensioni sparsi o accorpati una accanto all’altro su tutta la superficie del terreno.
RISULTATI DELL’ESPERIMENTO
Tra tutte le piastre io ho notato che quella più ricca di batteri era la piastra con i lieviti, che al sentore olfattivo, una volta annusate da lontano, davano proprio la sensazione del classico lievito del pane fresco.
Meno presenti invece erano i lattobacilli che avevano un odore che ricordavano il formaggio e gli enterobatteri che davano il sentore sgradevole della muffa.
Da questa analisi ho potuto verificare che il mio lievito madre non era un perfetto lievito starter da cui partire per poter crescere e aumentare di volume e questo per via della presenza degli enterobatteri che, una volta fatto l’esperimento, non dovevano essere presenti sulla piastra.
Vi ringrazio per l’attenzione e spero che questo breve racconto della mia esperienza, che a me ha insegnato molte cose, possa essere uno spunto per il vostro percorso e che vi abbia suscitato un po’ di curiosità
